Le linee guida approvate dalla F.I.G.C. offrono un ulteriore impulso all’adozione da parte delle società sportive calcistiche dei “Modelli di organizzazione e controllo delle attività sportive” e dei codici di condotta, aventi degli effetti esimenti o attenuanti. Dei modelli il cui contenuto è già stato compiutamente analizzato in dottrina, ragion per cui il presente lavoro mira ad esaminare capillarmente i rapporti tra tali Modelli e quelli 231, anch’essi obbligatori per i club calcistici. Considerato che alcuni illeciti “sportivi” possono configurare anche dei reati presupposto (si pensi a quelli previsti dall’art. 25-quinquies 231), si offrono a tal fine delle riflessioni teoriche (sul tema del ne bis in idem sostanziale o della presunzione di idoneità del modello integrato) e delle proposte pratiche sul come integrare razionalmente i due modelli (soffermandosi nello specifico sull’ideazione di procedure unitarie di whistle-blowing o di flussi informativi). Si esaminano anche i rapporti tra gli organismi aventi funzioni parzialmente sovrapponibili (si pensi all’O.d.V. e al safeguarding officer i quali, pur godendo di poteri di monitoraggio e sollecitatori in parte differenti, con delle potenziali ricadute sul ruolo di garante ex 40, co. 2, c.p., potrebbero operare congiuntamente in un unico O.d.V. collegiale). Tutte queste considerazioni conducono, nell’ultimo paragrafo, a chiedersi se esse possano risultare utili per razionalizzare, anche in altri settori specialmente del diritto penale dell’economia, il più generale fenomeno della c.d. “compliance integrata”, legato intimamente ad una coerente attività di autonormazione del privato. Una coerenza che garantirebbe con ogni probabilità anche una maggiore attenzione alle c.d. “questioni di sostenibilità”, particolarmente attuali nel contesto eurounitario.

Modelli di società sportive calcistiche e rapporti con i modelli 231: considerazioni sparse per un ulteriore stimolo verso una generalizzata ed effettiva compliance integrata

Luigi Fimiani
2025-01-01

Abstract

Le linee guida approvate dalla F.I.G.C. offrono un ulteriore impulso all’adozione da parte delle società sportive calcistiche dei “Modelli di organizzazione e controllo delle attività sportive” e dei codici di condotta, aventi degli effetti esimenti o attenuanti. Dei modelli il cui contenuto è già stato compiutamente analizzato in dottrina, ragion per cui il presente lavoro mira ad esaminare capillarmente i rapporti tra tali Modelli e quelli 231, anch’essi obbligatori per i club calcistici. Considerato che alcuni illeciti “sportivi” possono configurare anche dei reati presupposto (si pensi a quelli previsti dall’art. 25-quinquies 231), si offrono a tal fine delle riflessioni teoriche (sul tema del ne bis in idem sostanziale o della presunzione di idoneità del modello integrato) e delle proposte pratiche sul come integrare razionalmente i due modelli (soffermandosi nello specifico sull’ideazione di procedure unitarie di whistle-blowing o di flussi informativi). Si esaminano anche i rapporti tra gli organismi aventi funzioni parzialmente sovrapponibili (si pensi all’O.d.V. e al safeguarding officer i quali, pur godendo di poteri di monitoraggio e sollecitatori in parte differenti, con delle potenziali ricadute sul ruolo di garante ex 40, co. 2, c.p., potrebbero operare congiuntamente in un unico O.d.V. collegiale). Tutte queste considerazioni conducono, nell’ultimo paragrafo, a chiedersi se esse possano risultare utili per razionalizzare, anche in altri settori specialmente del diritto penale dell’economia, il più generale fenomeno della c.d. “compliance integrata”, legato intimamente ad una coerente attività di autonormazione del privato. Una coerenza che garantirebbe con ogni probabilità anche una maggiore attenzione alle c.d. “questioni di sostenibilità”, particolarmente attuali nel contesto eurounitario.
2025
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